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RICORDANDO MIO PADRE IN OCCASIONE DEL 25 APRILE.

Questione che - Blog sergio bonci

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RICORDANDO MIO PADRE IN OCCASIONE DEL 25 APRILE.

Caro Papà,
ricordo quanto ti faceva incxxxxre il 25 aprile di ogni anno allorché arrivava il giorno chiamato  “Festa della Liberazione” e in tv vedevi i cortei con le bandiere dei partiti e delle associazioni varie e molto 
meno quelle tricolori! 

Ti arrabbiavi perché pensavi ai tanti anni della tua gioventù gettati via lontano da casa per una guerra mai voluta non solo da te ma dalla maggior parte degli italiani combattuta e persa dovendo stare dalla parte sbagliata ed anche per colpa della quale ti eri beccato tre micidiali proiettili tra nuca e schiena che anche se te li asportarono in un ospedale da campo in Albania ti lasciarono delle conseguenze dolorose per tutto il resto della tua vita.

Mi lasciasti che avevo un anno e qualche mese e ritornasti che ne avevo quasi sette.

Ricordo allorché ancora bambino, mamma mi faceva giocare con quelle tre “spirali” di piombo fuso che ti furono estratte dolorosamente.

Mi raccontavi che essendo tu un Autiere addetto alla conduzione di automezzi per il trasporto di materiali bellici, (armi, truppe, viveri, animali e quanto altro necessario), le vostre armi di difesa erano in primis - qualora attaccati -  ripari naturali esistenti sul territorio ed in loro mancanza qualche bomba a mano.

Infatti, un giorno il convoglio di carrette da montagna del quale eri il caporalmaggiore responsabile, venne attaccato dai ribelli albanesi in una gola sulle montagne con armi di grosso calibro, fecero fuori il conduttore che era alla testa del convoglio e mentre, si accingevano a far fuori quello che chiudeva la fila che eri tu, scendesti dalla carretta nascondendoti dietro di essa e  con “ardore e coraggiosa azione di guerra”, era scritto sull’encomio che ti rilasciarono in un secondo tempo, che a forza di lanciare bombe a mano riuscisti, unitamente ai tuoi commilitoni,  a far fuggire gli artefici dell’agguato e a salvare i mezzi ed il materiale trasportato.

Non me ne volli mai parlare di persona! Mentre mi parlavi spesso di Amedeo il Duca d’Aosta, quello che andò a morire sull’Amba Alagi, e che durante il periodo di leva eri stato il Suo autista personale e, naturalmente, mi raccontavi della sua grande bontà e, del fatto che ogni tanto ti elargiva 5 lire da mandare a casa tua. Mi parlavi con passione anche della famosa Lancia Lambda con la quale scarrozzavi il Duca nei suoi viaggi di rappresentanza e che sedeva accanto al posto di guida poiché aveva le gambe lunghe.     

Ricordo allorché il Generale PAPI, Tuo comandante in capo, quanto si arrabbiava con te perché  anche nella vita “civile” non ti andava di partecipare alle varie manifestazioni annuali degli Autieri d’Italia del quale era stato il fondatore poiché non ci volevi partecipare e perché nel caso decidevi di parteciparVi non ti appuntavi il medagliere sul petto.

Tu asserivi che non te lo mettevi poiché non ne valeva la pena per ricordare una dolorosa sconfitta.

Però, sotto, sotto eri fiero di potervi partecipare, soprattutto a quelle più significative, senza altre bandiere al di fuori di quelle reggimentali e del tricolore, magari ai raduni tipo Redipuglia ovvero nei luoghi più significativi.

Caro Papa, Ti confesso di aver potuto comprendere il Tuo sacrificio unitamente a quelli di tutti i soldati italiani che hanno partecipato alla seconda guerra mondiale allorché da semplice caporalmaggiore di leva in quel di  Lodi, dovetti partecipare in una località vicino chiamata Melegnano, alla tumulazione di un giovanissimo soldatino, un tuo commilitone molto meno fortunato,  caduto in Russia (credo), e ritornato in Patria dentro una cassettina di zinco. Ti giurò Papà, riuscii a portarlo a destinazione distante un paio di chilometri, con le braccia che mi facevano un male cane e camminando quasi alla cieca a causa delle mie lacrime che mi vergognavo di far notare da chi mi stava attorno e che avevano bagnato anche il tricolore che ricoprivano la piccola bara con i resti di quell’eroe, facendomi forza  pensando a Te ed ai sacrifici che insieme a tanti altri “eroi italiani” dell’epoca faceste per questa nostra Patria che malgrado tutto ancora oggi amiamo, anche se....!

Grazie Papà.       

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