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Giuseppe De Lorenzo - Mar, 19/06/2018 - 13:07

 


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ECCO SPIEGATO PERCHE’ DI “SPREAD” SI PUO’ ANCHE MORIRE di Sergio Bonci - Sabato 2 Giugno 2018 12:18

ECCO SPIEGATO PERCHE’ DI “SPREAD” SI PUO’ ANCHE MORIRE
di Sergio Bonci

 

Specie durante l’ultimo mese della estenuante trattativa dei vincitori delle ultime elezioni, ovvero, di Di Maio e Salvini con il Capo dello Stato Mattarella abbiamo potuto rilevare per la prima volta attraverso i giornali e le tv tante di quelle verità volutamente nascoste vuoi sulla nostra appartenenza alla  Unione Europea e di conseguenza sull’euro che in anni e anni di governi di sinistra non eravamo riusciti a conoscere.

Quello che Vi sto dicendo è stato anche ribadito da importanti giornalisti spiccatamente di sinistra durante una vivace contrapposizione in televisione  fra esponenti di sinistra contro quelli di centrodestra.

Infatti, Carlo Freccero noto giornalista della nostra tv di Stato e oggi importante specialista nella comunicazione politica ha dichiarato pubblicamente che da questi 89 giorni di continue diatribe sull’utilità o meno di una coalizione di un governo gialloverde, sia venute a galla certe verità che di sicuro hanno avuto molto presa sugli italiani interessati alla conoscenza del pericolo di una eventuale uscita dall’euro e soprattutto le motivazioni reali sullo “spread” che per tanti giorni hanno accompagnati gli stessi ancora ancorati ad una falsa garanzia di tranquillità inculcata dagli ultimi anni dai governi di sinistra a partire da Mario Monti per terminare con quello di Gentiloni passando per Letta e Renzi senza mai andare alle urne.

Cercherò di far comprendere, ancora a chi non ha le idee chiare e con parole molto semplici il significato di questo vocabolo: “SPREAD”.

Sappiamo solo che se lo spread risale...ci si rode le unghie. Se viceversa lo spread discende...si tira un sospiro di sollievo. Ma che cos'è questo spread e perché sparge volta a volta angosce e conforti? Non è la prima volta che la vita pubblica italiana è ossessionata dallo spread.

La sua definizione è alquanto semplice:quella che qui ci interessa è «la differenza fra due tassi di interesse». Di tassi di interesse ce ne sono tanti: c'è quello che pagate sulla rata per il motorino, c'è quello che i vostri genitori pagano per il mutuo sulla casa, e ci sono i tassi che gli Stati pagano quando emettono titoli per finanziare i deficit di bilancio. Lo spread che ci allieta o ci affligge, a quali tassi si riferisce?

Si riferisce ai tassi sui titoli pubblici. A loro volta, di tassi sui titoli pubblici ce ne sono molti: ci sono i titoli a tre mesi, a un anno, a tre, cinque, dieci, venti, trent'anni... A quali di questi titoli ci riferiamo? Nella maggior parte dei casi lo spread è riferito ai titoli pubblici a 10 anni. Ma un momento: abbiamo detto che lo spread è la differenza fra due tassi. Uno è quello dei nostri titoli pubblici a 10 anni (si chiamano btp, cioè Buoni del Tesoro poliennali): e l'altro?

Per avere lo spread bisogna essere in due.
l'altro è il tasso dei titoli pubblici a 10 anni di un altro Paese. Lo spread di cui parliamo oggi è quello che prende come termine di confronto la Germania, i cui titoli pubblici a 10 anni si chiamano Bund. Ora siamo quasi arrivati: lo spread che occupa le pagine dei giornali e dei telegiornali è il divario Btp-Bund a 10 anni, cioè la differenza fra i due tassi. Supponiamo che i tassi sui Btp a 10 anni sono al 5,49% e i tassi sui Bunda 10 anni sono a 1,78%. Facendo la sottrazione (5,49-1,78) concludiamo che lo spread è di 3,71 punti (5,49-1,78).

L’Otto Settembre 2.0

E’ esattamente la situazione dell’8 Settembre. “La guerra continua”, diceva il disco lasciato a Roma del governo fuggiasco: parole, ma i tedeschi, silenziosamente, avevano già occupato le posizioni e cominciato a neutralizzare, disarmare, internare (o fucilare) le nostre patetiche truppe mal calzate e malvestite, rimaste senza ordini, senza capi, senza capire chi è l’amico e chi è il nemico.

Le parole dell’eurodeputato Ferber ci dicono esattamente qual è il loro  progetto, già messo a punto.  Con l’uscita dall’euro, la Germania si troverà una valuta nazionale (non esclude Ferber  che l’abbiano già stampata) rivalutata del 20-30 per  cento: un trauma mortale per il suo export.  Il loro progetto è però,  di compensare la perdita, enorme, mettendo le mani sul nostro Tesoro.

Vogliono, a farla breve, recuperare a nostre spese il loro disavanzo. Quel “debito” contabile che noi idioti parolai, guidati da idioti parolai, abbiamo accumulato verso la Germania.

Per semplificare: ogni volta che un italiano ha comprato una Mercedes o una Polo, ha pagato coi soldi suoi, ma questo viene contabilizzato come un deflusso di capitale dall’Italia alla Germania, i soldi partiti dall’Italia sono accreditati al sistema bancario tedesco. Per i tedeschi, ciò indica che ci hanno fatto credito perché comprassimo le loro Mercedes.

Finché c’è l’euro, il  credito non viene reclamato: ma adesso, spaccandosi l’euro, lo reclameranno  manu militari. Il “debito” non  è dovuto solo alle Mercedes che i nostri ricchi hanno acquistato; rappresenta anche una fuga di capitali dal Sud al Nord  verso investimenti “sicuri”; è un segno dell’imperfezione della  zona monetaria. Ammonta  900 a miliardi,  e per l’Italia, a 440. di passivo.

E’ una odiosa anomalia, che una banca centrale vera avrebbe dovuto correggere, e non l’ha fatto perché alla Germania conveniva accumulare un “credito” su quelli che riempiva del suo “export”, un export parimenti mostruoso e destabilizzante.

E’ quello il Tesoro  a cui Farber dice che la Germania dovrà riprendersi, scatenando la Troika perché “invada  Roma”, “prendere in mano il ministero delle Finanze” e svuotare i depositi delle nostre banche. Senza dimenticare la grande riserva d’oro italiana: che non è in proprietà del Tesoro ossia dello Stato, perché i nostri politici idioti e criminali, l’hanno data a Bankitalia – dopo averla privatizzata, ovvio. E’ Bankitalia – privata, posseduta dalle banche –  che ne è padrona legale. Essa obbedisce alla BCE, mica allo Stato italiano (Anche ammesso che avremo uno Stato).  Assoggettati come vogliono gli “anti-sovranisti” per intenderci le nostre “sinistre”, alle “normative europee”, i tedeschi avranno tutto il “diritto” europeo di compensarsi riscuotendo il loro “credito” di 440 miliardi, appena decidono (loro) di farci uscire dall’euro per espulsione.

E noi? Possiamo difenderci. Lottare.  Prendere le armi. Con quale esercito? E poi, saremo troppo occupati a spararci addosso nella nostra cara guerra civile  (e i media italiani ci diranno: vedete cosa  succede a voler uscire dall’euro).

Con i migliori saluti.

Sergio Bonci

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