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Giuseppe De Lorenzo - Mar, 19/06/2018 - 13:07

 


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Creato il primo batterio sintetico con i soli geni della vita - Martedì 10 ottobre 2017

PREMESSA
di Sergio Bonci

Fin da bambino, intendo attorno ai 5/6 anni, mia madre, (si era ancora in guerra e mio padre era impegnato con la 2° guerra mondiale fra Grecia, Africa e Albania dove rimase prigioniero per lungo tempo), per cui mi dovette trasferire da Roma presso i suoi genitori e consanguinei, che possedevano alcuni ettari di terra coltivabile sulle dolci colline di Cupramontana in provincia di Ancona. Mio nonno, esperto nella vinificazione delle uve mi parlava spesso di alcuni “batteri” esserini vivi e praticamente invisibili, che dall’uva pigiata (con i piedi) la trasformava nel vino ed in seguito anche dal vino all’aceto. Inoltre, mi accennava a come avveniva la fioritura attraverso l’impollinazione da parte delle api e così discorrendo. Insomma è stato il mio primo maestro che riuscì a spiegare al sottoscritto come la natura sia sempre viva e compia delle azioni benefiche ogni giorno, pertanto, occorreva rispettarla e non distruggerla. Ero particolarmente portato per simili materie che mi affascinavano e sempre più spesso ne discutevo con i miei amichetti che viceversa si divertivano a distruggere nidi e dare la caccia agli uccellini, ammazzare lucertole e ogni creatura vivente, per il solo gusto di vederle morire. Al contrario del sottoscritto al quale trascorreva ore su ore a studiarne ogni particolare, ma da vive. Seguivo anche di notte al lume di una candela la crescita dei bachi da seta con i quali vi convivevo nella stanza in cui dormivo allorché sgranocchiavano le foglie fresche che io e i miei cuginetti andavamo a raccogliere all’imbrunire sugli alberi dei gelsi attorno casa.  

 

Ogni giorno, rompevo loro talmente le scatole con le mie personali teorie sulla natura, che per scherno non potendone più, mi affibbiarono il nomignolo di “scienza e vita”.  Purtroppo, il destino mi indirizzò su tutt’altre materie meno impegnative e più adatte all’economia familiare, prima come allievo contabile in un’azienda di costruzioni edilizie e poi,  presso una compagnia di assicurazione per la quale collaborai per oltre 40 anni anche in qualità di agente generale. Ma non tralasciai comunque mai di coltivare la mia vocazione naturalistica nutrendo la mia voglia di sapere acquistando settimanalmente riviste e libri sempre inerenti alla “natura”. Ancora oggi custodisco tantissime riviste di Focus e tanto altro in cassette e materiale elettronico.
Fatta questa premessa, non potevo certamente tralasciare di commentare del significato reale della scoperta dei due scienziati di cui se ne accenna sopra.    

Creato il primo batterio sintetico con i soli geni della vita

Nuovo passo avanti nella creazione della vita artificiale. I ricercatori americani del team di Craig Venter e Clyde Hutchison hanno infatti progettato e sintetizzato nel loro laboratorio in California un genoma batterico minimo, contenente solo i geni necessari per la vita e composto da appena 473 geni. Un risultato descritto su 'Science', che fa avanzare la ricerca innovativa pubblicata dallo stesso team nel 2010, che all'epoca fece il giro del mondo. Nello studio si descriveva la costruzione della prima cellula batterica sintetica in grado di autoreplicarsi.

 

LA VITA ARTIFICIALE SALVERA’ IL MONDO
di Vittorio Macioce

Scordatevi Avatar. Questo non è un film. Non c’è nulla di virtuale in questa storia. Non ci sono bit, non c’è un universo parallelo fatto della stessa sostanza dei sogni, non ci sono foreste vergini in 3D, non c’è l’oppio di una seconda vita scarnificata. Il batterio di nome Adamo è reale. È qui, su questa terra, in questo secolo che sta sorpassando i confini dell’umano. È concreto come la vita che viviamo. Molti ora diranno che il dottor Craig Venter sta andando oltre, si è spinto al di là delle colonne d’Ercole. Non si è limitato a osservare e capire o a mappare, come fece dieci anni fa, il genoma umano. Questa volta si è messo a giocare con il fuoco, con la vita e con il segreto di Dio.

I professionisti dell’apocalisse ci sguazzeranno e hanno già decrittato qualche centuria di Nostradamus. La fine del mondo è sempre dietro la porta. Magari hanno ragione loro, i pessimisti. Tutti quelli che bestemmiano ogni santo giorno sul destino di questa sporca terra e di questa razza dannata. E se invece questo batterio sintetico fosse la soluzione, la salvezza, la sfida dell’uomo ai suoi peccati? Ognuno, a questo punto, scommetta sul futuro.

Ecco quello che sappiamo. Dicono che madre natura sia stata dannata dall’uomo, dalla civiltà occidentale, dai fumi delle fabbriche e delle auto, dallo smog e dall’anidride carbonica che rendono grigio il cielo, la tecnologia distruggerà le nostre vite e noi saremo soltanto lacrime perse nella pioggia. Dicono che l’universo è la pattumiera dei nostri rifiuti, merci, consumi, scarti, plastica e petrolio. Dicono tutto questo. Bene. Allora sia benedetto questo batterio, con il dna riscritto al computer e il dono di replicarsi da solo. È da lui, sostiene Venter, che si parte per sviluppare microrganismi o delle alghe che assorbono anidride carbonica come spugne o liberano acque e terreni dalle sostanze inquinanti. È lui la scopa del sistema. È lui lo spazzino. È lui il biocarburante. È lui, si racconta, il meccanico dei difetti genetici. È lui che aggiusta gli errori umani e le disfunzioni di madre natura. Dite che è troppo?

Forse. Ma qui davvero si sta giocando una nuova partita. È un passo oltre. Il dna sintetico è una possibilità. È una sfida. La cultura che gli apocalittici odiano, questo maledetto Occidente, questo capitalismo imbevuto di egoismo, avido e senza scrupoli, questo mondo che viaggia verso la catastrofe sta cercando una risposta. E forse l’ha trovata. La scommessa di Craig Venter non viene dalla rabbia no global o dalla furia luddista, non insegue la fuga dalla realtà, lo spiritualismo o il ritorno all’homo naturalis o paradisi ultramondani. Non crede che la storia sia arrivata al capolinea. La scommessa di Venter nasce dal mercato e dalla proprietà privata. Non è anarchica e non è fuorilegge. E, guarda caso, non punta a sfruttare la natura, ma a salvarla. Il bello è che Venter non è un profeta né un predicatore. È un uomo che ha cercato di trovare i mezzi, i soldi, per realizzare il suo obiettivo.
La domanda, a questo punto, è quanto costa giocare con i segreti della vita. La risposta è etica. Il titano Prometeo regalò agli uomini il fuoco degli dei. Fu punito da Zeus, relegato su una montagna, con un’aquila che gli mangiava senza sosta il fegato. Non fu un sacrificio inutile. Gli uomini persero l’immortalità, ma cominciarono la loro avventura.

Prometeo ci ha aperto un nuovo orizzonte. È qui. È un bivio. L’uomo oggi ha molto più potere e, come dicono i supereroi della Marvel, a «grandi poteri corrispondono grandi responsabilità». È qui che si gioca il nostro destino. Dobbiamo scegliere. Dobbiamo crescere. Il rischio è che la morale dell’uomo sia troppo piccola per il suo potere. Come accade per gli dei di Omero, superbi, immortali, capaci di spostare il cielo, la terra e i mari, ma con tutti i difetti dei piccoli uomini, con la stessa mediocre morale, meschina, invidiosa, micragnosa, infantile.

Questa è la promessa, e la scommessa, di Prometeo: fidarsi ancora dell’uomo. A voi la scelta. Ma tra gli apocalittici e l’Occidente qui, adesso, la fiche cade sul dottor Craig Vender. Le jeux sont fait.

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