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TATUAGGI (è sempre meglio saperne di più!) - Sergio Bonci - Lunedì 25/09/2017

... (è sempre meglio saperne di più!)

TATUAGGI

 

L’introduzione che segue è stata tratta dal quotidiano LEGGO del 12 settembre 2017, la disquisizione sulla nascita del tatuaggio è dovuta a Sergio Bonci)

Scatta l'allarme tatuaggi: "Non bastano le regole igieniche, i colori entrano nel sangue"
Scatta l'allarme. Così alla moda che in moltissimi non riescono a farne a meno, i tatuaggi non possono più essere considerati sicuri solo controllando che siano rispettate le regole igieniche, prima fra tutte gli aghi usa e getta. L'insidia, questa volta, arriva infatti dagli inchiostri, che possono liberare minuscole particelle capaci di viaggiare nel sangue. Le ha viste per la prima volta il più potente dei microscopi, ossia la luce di sincrotrone. Pubblicata sulla rivista Scientific Reports, la scoperta si deve al gruppo coordinato da Ines Schreiver, dell'Istituto Federale tedesco per la valutazione dei rischi (Bfr).

Le particelle osservate hanno le dimensioni di un milionesimo di millimetro e, una volta entrate nel sangue, viaggiano fino a raggiungere i linfonodi, vere e proprie “sentinelle” delle difese immunitarie. Le conseguenze per la salute al momento non sono chiare e al momento è stato osservato un rigonfiamento cronico dei linfonodi. «Quando qualcuno vuole farsi un tatuaggio è molto attento a rivolgersi a centri che utilizzano aghi sterili. Tuttavia nessuno controlla la composizione chimica dei colori, bisognerebbe farlo e adesso ne dimostriamo il motivo», ha rilevato Hiram Castillo, del Centro europeo per la luce di sincrotrone Esfr (European Synchrotron Radiation Facility) di Grenoble.

La maggior parte degli inchiostri usati per fare i tatuaggi contiene pigmenti organici, ma anche altre sostanze come nichel, cromo, manganese, cobalto e il biossido di titanio per il bianco. Le immagini di campioni di pelle e linfonodi prelevati da persone tatuate, osservati grazie alla luce di sincrotrone, hanno permesso di vedere che sottopelle si accumulano le particelle più grandi, dal diametro di un millesimo di millimetro, mentre nei linfonodi si depositano le più piccole, del diametro di un milionesimo di millimetro. I possibili effetti sull'organismo non sono ancora chiari e il primo passo che i ricercatori intendono fare è analizzare ulteriori campioni prelevati da persone che hanno avuto effetti collaterali dovuti ai tatuaggi: si cercherà di ricostruire eventuali collegamenti tra queste reazioni indesiderate e le caratteristiche degli inchiostri utilizzati nei tatuaggi.
(Articolo ripreso dal quotidiano LEGGO del 12 settembre 2017)

Il tatuaggio non è affatto una pratica dei nostri giorni.
di Sergio Bonci

Sono state rinvenute mummie egizie e libiche, risalenti a centinaia d’anni prima di Cristo, che sono tatuate. Anche in Sudamerica sono state scoperte mummie tatuate. Sin dalla preistoria l'uomo è stato portato a lasciare dei segni, delle tracce, sull'ambiente circostante e, in particolare, a decorare i luoghi a lui familiari, per renderli più intimi e personali. Secondo Levi Strauss, la prima superficie che l'uomo ha sentito l'impulso di abbellire sarebbe stato il corpo, inteso come involucro della propria persona e mediatore con il mondo esterno. A conferma dell'antichità di tale pratica, vi è il ritrovamento di utensili di epoca preistorica, che si pensa fossero utilizzati per tale scopo. Possiamo ricordare, inoltre, i racconti di storici quali Erodoto e Plinio il Vecchio, oppure i corpi mummificati rinvenuti in varie parti del mondo, che portano evidenti segni di tatuaggi.

La pratica del tatuaggio, insieme alla scarificazione e alla pittura ornamentale, è da considerarsi dunque un'arte antica, nata per soddisfare un impulso umano con connotazioni non solo individualistiche, ma anche con risvolti sociali, tanto da poter essere considerata come "l'atto sociale primitivo". Sul piano linguistico è da notare che il temine "tatuaggio" ha origine polinesiana, in particolare tahitiana, e deriva dal vocabolo "tatau", traducibile con "marcare con segni", "scrivere sul corpo". Inizialmente il termine "tatuaggio designava sia il tatuaggio propriamente detto, cioè la deposizione sottocutanea di pigmenti secondo un disegno indelebile, sia la pratica, diffusa presso popolazioni fortemente pigmentate, della scarificazione e delle cicatrici ornamentali o "cheloidi", ottenute mediante la guarigione di profonde ferite tramite cicatrizzazione. Il vocabolo "tatau", trascritto da Cook con il vocabolo di lingua inglese "tattow", trasformato successivamente in "tattoo", si è poi diffuso in Europa. Con il termine odierno di tatuaggio si indicano tutti quegli ornamenti e disegni impressi indelebilmente sulla pelle. La pratica del tatuaggio è diffusa presso tutti i popoli. La zona ritenuta più ricca di tatuaggi, sia per quanto riguarda la quantità che la complessità dei disegni, è l'Oceania, dove l'uso del tatuaggio è sopravvissuto fino ai giorni nostri: si va dalla Nuova Zelanda a Samoa. Molto diffuso, a Samoa, è il tatuaggio su tutto il corpo, denominato "pe'a", per eseguire il quale sono richiesti cinque giorni di sofferenza. Alla fine, viene data una grande festa in onore di chi è riuscito a portare a termine l'impresa. In Africa si ritrova una stretta connessione tra tatuaggio, magia e medicina. In Asia invece il tatuaggio ha origini lontane ma la pratica si è evoluta con tempi e ritmi diversi nelle diverse zone. Nel Sud-Est asiatico il suo uso è limitato alle fasce povere della popolazione, mentre in Giappone assume un valore ornamentale e di connotazione sociale. Il tatuaggio era conosciuto anche presso tutte le popolazioni dell'America precolombiana: valgano come esempio gli indiani della costa nord del Pacifico ed i Maia.

In Europa il tatuaggio era diffuso già in epoca preistorica e sembra che la sua funzione fosse principalmente terapeutica e curativa. Fu utilizzato anche dai Greci e dai Romani per indicare l'appartenenza ad una classe bassa o ad alcune categorie sociali: schiavi, prigionieri, disertori e stranieri. Particolare è il rapporto tra la religione cristiana ed il tatuaggio: inizialmente esso costituiva per i primi fedeli perseguitati un simbolo religioso e l'espressione di una fede osteggiata.

Un cambiamento si ebbe nel 787 d.C., quando Papa Adriano ne proibi l'uso. Quel divieto, poi, rimase a lungo. Le condanne del tatuaggio lo fecero scomparire dall'Europa per molto tempo, tornando in uso solo tra il XV e il XVIII secolo, dopo l'avvio delle grandi esplorazioni geografiche. Furono proprio le scoperte di territori incontaminati, veri e propri paradisi terrestri (si pensi all'arcipelago polinesiano), che portarono una ventata di suggestioni esotiche e di curiosità, soprattutto presso la borghesia del tempo, che ritornò al tatuaggio e riconobbe ai tatuatori il ruolo di artisti.

Si può ritenere che questo atteggiamento sia riconducibile al desiderio di un ritorno alle origini. Infatti, l'incontro con culture incontaminate e definite "primitive", generò la rivalutazione di un certo stile di vita, di pratiche, riti e abitudini ad esso connesse, atteggiamento che confluì e si espresse nel mito del "buon selvaggio".

Questa visione esotica viene meno con il '900, epoca in cui si ha un'inversione di tendenza: il tatuaggio non è più considerato espressione di libertà ed arte, ma di anti-socialità, arretratezza e disordine morale. Perché questa opposizione? Si può ritenere che essa sia stata suscitata dalla diffusione del tatuaggio all'interno di ceti bassi: esso, infatti, si era propagato tra marinai, soldati, malavitosi e carcerati, tanto da diventare un vero e proprio proclama di appartenenza alla criminalità. Il ritorno del tatuaggio, in anni più vicini, richiama alla mente la ribellione e la trasgressione.

Ne sono un esempio gli anni '60, in cui chi sceglieva di tatuarsi apparteneva al ceto medio-alto ed era, per lo più, mosso dalla voglia di stupire e porsi in alternativa alla mentalità comune. Con i "punk" ed i "bikers", negli anni '70 e '80, il tatuaggio diventa uno degli elementi cosiddetti "contro", cioè simbolo di contrapposizione. Al tempo stesso, si pone anche come segno di riconoscimento ed appartenenza. Il desiderio di tatuaggio, esploso negli anni '90 insieme con il diffondersi di riviste e centri specializzati, non sembra portare con sè ribellione e rabbia, ma si pone piuttosto come una scelta di stile di vita personale.

Perché farsi un tatuaggio oggi? Non certo per trasgredire come facevano i nostri genitori, forse per sottolineare l’appartenenza a un gruppo. Per moda sicuramente, ma anche per darsi un senso attraverso l’applicazione di segni indelebili sulla pelle, per tirare fuori quello che si ha dentro trasformando il proprio corpo soggetto di comunicazione.

Ci si tatua quando nasce un amore o quando finisce, per fissare nella memoria un momento particolare della vita o per dimenticarlo, per rafforzare un’amicizia o per sentirsi più belle.
Le donne spesso utilizzano i disegni per sedurre, mentre gli uomini, che scelgono immagini generalmente più grandi ed evocative puntano su forza e virilità.
Sembra che chi si fa fare un tatuaggio sulla parte destra del corpo viva proiettato nel futuro e abbia un rapporto armonioso con il prossimo, mentre che chi predilige la parte sinistra sia legato al passato e abbia una personalità più fragile.

E le stars quali soggetti scelgono? Ben Affleck è fierissimo del filo spinato che si è inciso sul braccio, mentre Asia Argento non fa mistero del suo angelo sul basso ventre. La figlia di Albano, Cristel ha un peccato di gioventù da rimuovere sulla schiena: un tribale che è assolutamente out quest’estate, ma non sa bene come fare. Delfini e farfalle vanno per la maggiore fra tutte le attrici, tanto che anche la Barbie ha dovuto farsi tatuare per essere al la page. Di moda anche incidersi il proprio nome, come ha fatto Simona Ventura dopo la separazione, quasi a voler rafforzare la propria personalità in un momento difficile. Un classico anche le iniziali. Una cosa è certa di questi tempi, meglio non arrischiarsi con il nome della dolce metà per non fare la celebre fine di Jhonny Depp, costretto a trasformare la mitica scritta Winona (Raider per chi non ricordasse) forever, in Wino forever a storia finita. Più fortunata Naomi Campbell che ha le iniziali di Briatore ancora incise sul braccio, ma grazie al colore della sua pelle il tattoo è molto poco in risalto.

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